"SUPERUNKNOWN", L'ORACOLO DI CHRIS CORNELL
In occasione della recente scomparsa di Chris Cornell, abbiamo scelto di aprire questa rubrica sulla musica grunge con Superunknown dei Soundgarden, pur non essendo il primo ad essere stato pubblicato tra i quattro che tratteremo. Innanzi tutto, Superunknown rappresenta, a nostro avviso, una pietra miliare del rock tutto oltre che uno dei manifesti fondamentali del grunge.
Siamo nel 1994, e il movimento grunge è ormai diventato qualcosa di colossale; il disco viene pubblicato circa un mese prima della morte di Kurt Cobain (avvenimento che ha contornato il grunge di altra audience) e si presenta come un gioiellino dalle prime note di Let me drown: il brano immagina un ritorno al grembo materno come invocazione di morte. Il disco continua su questa linea con testi cupi e delicati i cui temi sono appunto la morte, il consumo di droghe, la solitudine, la vendetta e, triste presagio, la depressione e il suicidio. I testi,a detta di Cornell, sono ispirati dagli scritti di Sylvia Plath e costituiscono i temi chiave di quello che è il grunge, marciume e rabbia raccontati dalla forma d'arte della musica che ne addolcisce leggermente il sapore (anche se, letti con una diversa chiave e interpretazione, alludono anche alla vita). La title-track Superunknown si presenta come una moto che sfreccia su una strada rovente, ed è forse il brano più allegro ma non meno bello del disco, quasi una boccata d'ossigeno in un cocktail di oppressione e marciume. La traccia più famosa del disco è Black hole sun, che parla di un sogno, o se vogliamo di un vero e proprio trip (ed effettivamente, ascoltandola viene quasi spontaneo chiudere gli occhi e dare spazio alla più perversa immaginazione) al pari di Head down. Il brano The day I tried to live è invece un tentativo di uscire dalla depressione. E, forse non per pura coincidenza, in chiusura abbiamo il brano Like suicide, e non so quanto la mia tastiera di più possa dire, ma ascoltandolo e leggendo i testi sembra una vera e propria sintesi della vita di Chris, anticipata di 23 anni.
Musicalmente ,con Superunknown i Soundgarden si discostano dalle influenze iniziali: i riff sono più elaborati e onirici. Ogni pezzo ha qualcosa di sperimentale e pare che sia stato volutamente registrato in maniera rapida al fine di farne uscire un lavoro spontaneo: in ogni brano si puoi sentire qualcosa che ricorda i Beatles, poi i Pink Floyd e da essi alla musica tipicamente orientale con un tocco di metal. I Soundgarden non sono stati gli unici a mischiare al grunge elementi di altri generi musicali e lo hanno reso un genere degno di un'accurata analisi anche tecnica.
In sintesi, un disco completo di psichedelia e potenza da ascoltare a tutti i costi insieme ai "cugini" Nevermind dei Nirvana, Ten dei Pearl Jam, Dirt degli Alice in Chains, e tanti altri di cui parleremo nelle prossime tappe di questa rubrica.

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