venerdì 16 giugno 2017

RADIOHEAD, IL DONO E LA MAGIA DI FIRENZE



Sono stato anch'io all'Ippodromo del Visarno questo mercoledì. Difficile rendersene conto, ma sì: due giorni fa ho visto i Radiohead dal vivo. Ore ed ore di attesa sul prato del Parco delle Cascine, sotto il sole cocente e in una folla di 50mila persone, per assistere al primo dei due episodi italiani del "A moon shaped pool tour".
In apertura, Jonny Greenwood (chitarrista solista dei Radiohead) si è esibito con i Junun, regalandoci un'ora di musica indiana. Ritmi sinuosi, un divertentissimo Greenwod che si cimenta nel ruolo di bassista, la gente che danza, e il gioco è fatto: tutta l'arena è pronta a sorridere e a scatenarsi. Non regge il confronto il successivo James Blake.

Tocca finalmente ai cinque di Oxford. Sotto una miriade di lucine bianche e argentate, la band prende a suonare la bellissima Daydreaming, il miglior pezzo dell'ultimo album. La serata comincia con una piega emozionante, mozzafiato, incantata. "We are just happy to serve you", canta Thom Yorke e spalanca le braccia verso la folla mandandola in visibilio. La scaletta del concerto ha proposto alcuni degli ultimi brani (Desert Island Disk trascinante come non mai, Ful stop da sballo) e ne ha recuperati molti da OK Computer in occasione del suo ventennale: Airbag, una delle canzoni più belle del mondo, è stata suonata come dal disco, Lucky e Let down hanno fatto cantare tutti, e Paranoid android sarà sempre un cavallo da battaglia, un'arma infallibile che nessuno potrà mai togliere ai Radiohead, nemmeno il tempo. Il gruppo è passato per Kid A (Everything in its right place e Idioteque restano due momenti fondamentali e imprescindibili nei loro show) e ha ripreso alcuni classici risalenti a The bends. Una scaletta intelligente, in grado di conciliare il passato ed il presente della band, l'anima pop e l'ardore sperimentale dei Radiohead. Con una scenografia molto suggestiva ed un Thom Yorke così a suo agio, era impossibile fallire. Il concerto è stato un botto, esteriore ed interiore.

Dopo il primo e consueto bis, il pubblico dell'Ippodromo ha ricevuto un regalo prezioso: un secondo bis. "Va be'" dice Yorke, "ne vuoi ancora?", e poi il gruppo suona un trittico di brani perfetto per la chiusura e per far felici tutti: Lotus flower, Fake plastic trees e Karma police. Nessuno voleva che la magia finisse, e il pubblico ha cantato ancora una volta il ritornello del brano finale accompagnato dal solo Thom Yorke con la chitarra acustica, prima che i cinque sfilassero sparendo dietro le quinte.

Impossibile metabolizzare il tutto o comprenderlo.
Si può solo ringraziare gli infallibili Radiohead. E sentirsi dentro le ossa il dono della musica, la magia di Firenze.

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