giovedì 22 giugno 2017

LA VERA ESSENZA DELL'UNDERGROUND


Fare musica non è solo un semplice hobby, fare musica non è un semplice passatempo come gli altri. Fare musica è il modo migliore per alleviare lo stress, ed esprimere al meglio la propria creatività. 
Il concetto di riunirsi e tirar fuori le proprie idee e rendere le medesime concrete è un concetto estremamente forte, seppur difficile da spiegare.
Al giorno d'oggi, purtroppo, più si va avanti e meno possibilità vengono offerte agli aspiranti musicisti, specialmente a chi appartiene ad un genere musicale che rientra in quella vasta palude chiamata underground. Probabilmente la colpa non è di nessuno e come possiamo notare le tendenze subiscono un continuo cambiamento, dando attenzione a ciò che va in voga al momento per brevissimo tempo. Basti guardare un qualsiasi artista uscito da un talent, un anno circa (se non meno) di attenzioni e poi la discesa nel profondo abisso del dimenticatoio.
Pur non avendo vissuto tra metà degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, rimango affascinato da tutte quelle band emergenti che, dal suonare un genere nuovo e sconosciuto quale il death metal, siano finiti a fare tour di interi continenti a costo di far la fame e tornare a casa con meno soldi di prima. La mia affermata dedizione per questo genere mi ha portato ad osservare e capire come un qualsiasi gruppo oggi noto abbia potuto affermarsi in un contesto difficile.
Vedete, nel lasso di tempo che vi ho sopra citato, molti gruppi sono riusciti a spiccare pur vivendo in un ambiente ostile, dove i produttori si rifiutavano di registrare perché convinti che quel tipo di musica non avrebbe mai preso piede. Alcuni hanno dovuto fare i conti con i tafferugli politici o sociali nei propri paesi. Un esempio lampante sono i Masacre provenienti da Medellin, Colombia, che come saprete in quegli anni stava affrontando un lungo e sanguinolento periodo a causa di Escobar e delle varie guerre tra i cartelli colombiani.
Ad accantonare lo snobismo dei produttori discografici dell'epoca furono i Morrisound Recording, risiedenti a Tampa, Florida. Nei sopra citati studi ebbero vita alcuni dei più importanti album death metal della storia quali Arise dei Sepultura o Leprosy dei Death. Ovviamente la lista è lunga quindi non mi ci soffermo più di tanto, ma sappiate che molti gruppi sono partiti da qui, ed è grazie a Scott Burns, produttore della Morrisound, se le sonorità di quegli album sono perfette.

Bene, abbiamo appurato quanto sia stato difficile emergere per molti, e molti ce l'hanno fatta perchèéera qualcosa di nuovo e mostruosamente divertente. Solo che, alla firma del primo contratto discografico le difficoltà non finivano mica. Partendo dalla sala di registrazione, ai tempi il digitale non esisteva e di conseguenza le attrezzature erano abbastanza spartane seppur funzionanti. Scordatevi dei computer, lì si lavorava su bobine, per cui se c'era un errore bisognava agire direttamente sulla bobina. Ovviamente oggi è tutto più facile, grazie al pc possiamo apportare modifiche al sound in breve tempo, senza contare il fatto che si hanno a disposizione diversi software che rendono le sonorità perfette e prive di errori. O magari la drum machine, in grado di creare suoni immacolati senza appunto l'uso della batteria. Negli studi di allora, andava fatto tutto manualmente, comprese le batterie, e se sgarravi ricominciavi da capo. Rimango dell'idea che il sound di una volta riusciva ad identificare meglio un gruppo, perché riuscivi a percepire il musicista agire sul proprio strumento, riuscendo a dar tono al brano e di conseguenza all'intero album.
Una volta registrato l'album era il momento di partire per terre sconosciute e di diffondere la propria materia, e qui arrivavano i problemi più grandi. Come ho già detto sopra, ogni volta che un gruppo partiva rischiava (e succedeva spesso) di tornare a casa a mani vuote o con addirittura meno soldi della partenza. Questo perché? Ovviamente il cibo, la benzina e le eventuali spese impreviste erano tutte a carico del gruppo, che doveva tirare avanti con i soldi del cachet o con una piccola somma offerta dalla casa discografica. A parte gli inconvenienti tecnici, la vita da tour era fantastica, suonavi in giro per il mondo e conoscevi gente nuova, ma bisognava avere un grande spirito di adattamento, questo perché girare in un van scassato portava a brutte sorprese e spendendo soldi per la benzina ci si ritrovava a digiunare anche per quattro o cinque giorni.
Difficili da sostenere, ma queste esperienze servono a farti crescere sia come persona che come artista, ed è così che la mia stima va a persone che sono partite senza pensarci due volte per realizzare ciò che oggi sono, anche a costo di sottoporre il proprio corpo a dura prova.

Detto ciò, anche se quelli di oggi sono tempi duri, non cedete a questo tipo di pressione, suonate per sfogarvi e non per la fama, tirate fuori i vostri sentimenti predominanti e concretizzateli, ma soprattutto siate umili e non avidi di successo.

Un abbraccio.



Nessun commento:

Posta un commento