RECENSIONE: "UN INCUBO STUPENDO"
Dopo un hype persistente creatosi attraverso i social e dopo l'estrazione di quattro singoli ed altrettanti videoclip, il 10 marzo è finalmente uscito il nuovo disco dei Management del dolore post-operatorio, Un incubo stupendo. Parecchio atteso direi, anche dal sottoscritto. La nuova affiliazione del gruppo con la Garrincha
Dischi (etichetta de Lo stato sociale e molti altri) è stata un indizio su cosa aspettarsi una volta arrivato il 10 marzo, così come i singoli apripista ed i loro video: il Management è cambiato. A partire dalla line-up: del quartetto ormai consolidato dal 2012 restano ora solo Luca Romagnoli (voce, testi) e Marco Di Nardo (chitarra, musiche) che hanno reclutato il trio IMURI per gli arrangiamenti, le incisioni ed i live (Lorenzo Castagna alla chitarra, Antonio Atella al basso e Valerio Pompei alla batteria). Questo quarto album si è posto come la svolta sonora che possa finalmente garantire il successo alla band, o quantomeno il successo che hanno tutte le altre "indie" band attive al momento. Ma andiamo con ordine: i singoli pre-disco. Naufragando, uscito a novembre, mi ha spiazzato. Un sound totalmente diverso, una voce dai toni ignoti alle solite urla anti-tutto di Romagnoli, un testo romantico e a tratti classico, un intermezzo strumentale debole: l'ho bocciata. Più o meno lo stesso parere ho avuto per la title-track uscita due mesi dopo: stessa storia sotto altre vesti, un tono più ritmato e melodico, una voce più decisa e un testo meno romantico e più personale, ma comunque d'amore. È andata meglio con Il vento, più catchy e con un testo tipicamente Management ma meno ragionato e provocatorio rispetto al solito. Esagerare sempre, infine, non mi ha convinto per le sue note, ma un testo così sincero e schietto (seppur nella sua semplicità) è una bella vittoria.
L'album oscilla tra pezzi debolucci che non risultano orecchiabili quanto vorrebbero con testi meno ispirati e canzoni che, nonostante non abbiano più le vecchie ambizioni provocatorie o graffianti ma puntano ad essere solo delle belle tracce pop, hanno una loro ragion d'essere musicale che si sposa bene con parole significative e dirette all'altezza del talento Romagnoli. A questa seconda categoria appartengono Visto che te ne vai o anche Ci vuole stile, i brani che ho più apprezzato tra i dieci. Un incubo stupendo ci presenta dunque una nuova incarnazione dei Management del dolore post-operatorio: non più una band esplosiva e trascinante, ambiziosa e rivoluzionaria, ma un gruppo di rock d'autore che cerca di iscriversi nel firmamento della canzone italiana. Di certo una piega un po' spiacevole dopo gli esordi del gruppo (il primo album AUFF!! resta uno dei migliori dischi italiani dal 2010 in poi, unico nel suo stile), ma è forse inevitabile: il mercato incalza, e con gli anni la verve anticonformista delle persone spesso si esaurisce. Ma non me la sento di definirlo un brutto disco: un disco incerto, convincente solo in pochi momenti, ma che comunque riesce ad essere vero il più possibile in un contesto del genere. E poi, si tratta comunque di Luca Romagnoli, un talento raro in questi ultimi anni di musica, un autore capace e originalissimo, una figura che in alcuni momenti ha saputo essere eroica dal mio punto di vista; non posso quindi condannare del tutto un'opera che porti la sua firma.
Il gruppo abruzzese non punta più ad esorcizzare il dolore post-operatorio dell'esistenza, ma si limita a volerlo attutire e contenere: ecco cos'è Un incubo stupendo.

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