lunedì 20 marzo 2017

CHUCK BERRY: DA UOMO A LEGGENDA




Due soli giorni fa, sabato 18 marzo, si è spenta per sempre la luce di un astro della musica rock: Chuck Berry ci ha lasciato alla veneranda età di 90 anni; un'età che appare comunque prematura alla schiera di musicisti, fan, e appassionati di rock in generale.

L'importanza del mitico chitarrista di colore americano va al di là della comprensione di ognuno di noi: nel corpo di un solo essere umano era racchiuso un incalcolabile pezzo di storia del rock'n'roll. Attivo discograficamente dalla seconda metà degli anni '50, Chuck Berry è stato la prima manifestazione di tante cose: il primo grande chitarrista del rock, il suo primo vero compositore nonché paroliere e, se vogliamo, poeta; il primo musicista nero dell'ambito che ha conquistato un'immensa schiera di ascoltatori bianchi portandoli all'adorazione; il primo a proporre un'originalissima miscela di blues e country nel suo sound; il primo ad adottare la formula paradigmatica della canzone rock di tre minuti con la chitarra elettrica come strumento guida accompagnata dalla sezione ritmica basso-batteria e ad introdurre la rima regolare nei suoi testi. 

La grandezza di questa figura ha segnato indelebilmente la musica anche grazie al fascino esercitato su musicisti di grande spicco venuti dopo di lui: John Lennon, Bob Dylan, Carlos Santana, Keith Richards, il leader dei Grateful Dead Jerry Garcia, e tantissimi altri discepoli. Basti pensare alla famigerata canzone "Johnny B. Goode": ha ricevuto cover tra le più disparate, dai Sex Pistols all'adattamento in chiave reggae con ambientazione giamaicana di Peter Tosh. Un'eredità immensa, insomma. Suo anche l'archetipo della star di colore che canta e suona la chitarra, nutrito negli anni seguenti da figure quali Jimi Hendrix o lo stesso Bob Marley.
Molti definiscono piena di eccessi la vita di Chuck Berry: eccessiva è una parola adatta. Eccessive le innovazioni apportate e poi scolpitesi nella pietra con il succedersi delle generazioni, eccessivo lo splendore della sua personalità originale ed anticonformista, eccessiva la durata nel tempo delle sue canzoni. Eccessivo ma mai abbastanza per i nostri cuori.

Due giorni fa è morto l'uomo, ma ha lasciato il posto alla leggenda. Perché mi piace pensare che l'astro di cui parlavo all'inizio si è spento solo per riaccendersi di una luce più forte e accecante: quella radicata sotto la pelle di qualsiasi persona che è ancora legata alla parola rock, e al concetto di musica che ne deriva.
Non un decesso ma un'elevazione. Dovunque sia Chuck Berry, sarà sempre con lui lo spirito del rock'n'roll.

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