OBITUARY: A LEZIONE DI VENDETTA
Cattivi, grezzi, spaccaossa, gli scapestrati in infradito e pantaloncini originari di Tampa, Florida, sono tornati più forti che mai, con un nuovo album omonimo intitolato, appunto, Obituary.
Ascoltare un loro album è come ricevere un pugno in faccia. Sin dagli albori, gli Obituary hanno saputo distinguersi mettendo nelle loro canzoni quella giusta dose di cattiveria e offrendo al loro target ciò che vuole.
Il sound di questa nuova uscita non si discosta molto da quello dei precedenti lavori, anzi, prendendo in considerazione gli ultimi album, rimane praticamente invariato; eppure ciò non dà quel senso di fastidio chiamato ripetitività, anche se in qualche brano potreste imbattervi in qualcosa di già sentito. Nulla di compromettente, comunque, dato che lo scopo principale di questi ragazzacci resta trasmettere rabbia.
La formazione da battaglia comprende, come sempre, John Tardy al microfono, che non si smente affatto e porta le sue performance alle stelle rimanendo aggressivo. Alla batteria, lo storico percussionista del gruppo (e fratello di John) Donald Tardy, un vero pezzo di artiglieria sempre costante nel menare sui tamburi. Alle chitarre, due grandi musicisti: il primo è Kenny Andrews, ex Pain Principle e Azrael. Il secondo chitarrista è Trevor Peres, anche lui presente dagli inizi. Al basso, l'ex Massacre, Death e Six Feet Under, Mr. Terry Butler.
Come già detto sopra, il sound riprende un po' gli ultimi album: riff accattivanti, blast beat continui e decisi, con la voce di Tardy che rappresenta la ciliegina su una torta fatta di odio e rancore.
Il disco si compone di alcuni pezzi veloci, come ad esempio il brano di apertura Brave, o il prematuramente rilasciato Sentence Day, e da altri un po' più lenti come A Lesson in Vengeance: tutti brani che funzionano alla grande. Va evidenziata inoltre una maggiore frequenza di assoli di chitarra, sicuramente affidati all'ultimo arrivato Kenny Andrews.
Che dire, un ottimo disco prodotto da un ottimo gruppo. Come al solito gli Obituary non si smentiscono mai e ci regalano album da brivido: il death metal della Florida tiene ancora la testa alta. Il mio consiglio per voi è di ascoltarlo a fondo e godervelo. Si tratta di un album che merita molto, soprattutto per chi non ha mai smesso di ascoltare i giovani di Tampa (che tanto giovani ormai non sono più).
Un abbraccio. Horns up.

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