venerdì 24 marzo 2017

THE NUMBER OF THE BEAST: BUON COMPLEANNO!



Esattamente due giorni fa, uno dei più memorabili album della storia compie 35 anni di vita, rimembrando a tutti quanto un gruppo possa spingersi in avanti, creando una ricca miscela di armonia e sentimenti che solo gli Iron Maiden possono donarci.

Come una divisione di cavalleria galoppante verso il conflitto, i Maiden tornano all'attacco, il 22 Marzo 1982, dopo il grande successo dei primi due album, per l'appunto Iron Maiden e Killers, dando il via ad una nuova era, quella del prode Bruce Dickinson, una delle migliori voci della galassia, ancora al servizio della Vergine di Ferro. Sin dal suo esordio, si può già notare la strabiliante abilità vocale di Dickinson, guadagnandosi subito la stima dei Maideniani.

Colmo di significati, l'abum viene aperto da un brano intitolato Invaders, la cui storia si rifà all'invasione vichinga ai danni dell'Inghilterra, terra natia del gruppo. A seguire, Children of the Damned, brano basato su un film del 1960 intitolato Il villaggio dei dannati che narra la storia di alcuni bambini dotati di poteri psichici costretti a lottare contro la razza umana. Il terzo brano, dal nome The Prisoner, è ispirato dalla omonima serie TV fantascientifica. Il brano 22, Acacia Avenue è la continua di Charlotte the Harlot, brano presente nel primo album.
Al numero 5, la title track, The Number of the Beast, magnifico pezzo, onnipresente nella scaletta dei concerti della band britannica. Introdotta con un estratto della bibbia narrato da un imitatore dell'attore Vincent Price, il brano parla di un brutto sogno di Steve Harris, fondatore del gruppo.
Il sesto è un altro grande pezzo, pieno di carica e dal ritornello coinvolgente, sto parlando di Run to the Hills, anche questo presente spesso durante i concerti. Questo brano parla dei conflitti tra Inglesi e Nativi d'America durante la colonizzazione degli Stati Uniti.
Il penultimo brano è Gangland, canzone che parla della brutta sensazione di far parte di una gang criminale.
A chiudere in bellezza ci pensa Hallowed Be Thy Name, letteralmente "Sia santificato il tuo nome", preghiera di un condannato a morte che inizialmente teme la falce del cupo mietitore, ma che poi, alla fine, si convince che la vita è solo illusione e che dopo l'esecuzione possa esserci ancora vita. 

A comporre questo straordinario lavoro, oltre che i sopra citati Dickinson e Harris, sono presenti i due chitarristi tutt'ora presenti nella rosa della band: Adrian Smith e Dave Murray, due animali delle sei corde. Alla batteria c'è l'ormai scomparso Clive Burr, presente nei primi due album. 

Come per tutti i lavori degli Iron Maiden, ascoltare quest'album equivale ad affrontare un meraviglioso viaggio all'inferno in stile Dantesco. Tutti gli strumenti si fondono per creare una sonorità difficile da trovare in giro, per non parlare delle abilità dei componenti e del loro carisma presente sul palco. Avendo assistito ad un loro concerto, posso dire che la grinta non manca, anzi, la performance è sorprendente, ed è ciò che rende questo gruppo la perfezione.

The Number of the Beast ha tutti i presupposti per essere definito un capolavoro musicale (forse anche d'arte), e la cosa impressionante è che i Maiden riescono ancora a produrre dischi del genere, basti guardare l'ultimo arrivato The Book of Souls.

Come sempre, vi raccomando di tener sempre accesa la fiamma del metal, e continuare a far vivere gli artisti che non ci sono o non ci saranno per molto. 

Un abbraccio.

La copertina di "The number of the beast"

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