domenica 7 maggio 2017

TABULA RASA 2000, pt.4: IL ROCK IMPLODE


La copertina di Kid A
Tabula Rasa 2000, l'ultimo appuntamento alla scoperta della musica del terzo millennio. Dopo due tappe nel continente americano (Maryland, USA e Canada) ed una in Islanda, oggi è la volta dell'Inghilterra: nel 2000, i Radiohead rivoluzionarono il loro stile e la musica tutta. 

Dopo il successo mondiale di OK Computer (1997), la band di Oxford comincia ad avere un rifiuto per i grandi palchi, i riflettori, le dinamiche commerciali della musica, e tutto il resto: per questo, all'indomani di un tour mondiale, Thom Yorke e compagni decidono di chiudersi in studio per comporre e registrare. Nel mistero mediatico più totale, viene alla luce in ottobre 2000 il quarto lavoro dei Radiohead, il più importante ed epocale: Kid A. Niente singoli, niente hype. Il gruppo bada solo alla propria evoluzione musicale, deludendo e spiazzando molti dei fan conquistati con il precedente album, ma vende lo stesso. E soprattutto, regala al mondo un capolavoro.
Non c'è più spazio per i singoli pop che avevano catturato mezzo mondo, nemmeno per le chitarre rock come strumento guida: la nuova formula dei Radiohead trae spunto dall'elettronica, dal'ambient-techno e dal jazz.

La nuova direzione della band è palesata fin da subito: Everything in its right place, pezzo simbolo dei Radiohead molto amato, spiazza tutti. A dettare le regole del gioco sono i sintetizzatori, le voci sdoppiate, sovraincise e deformate: un testo ermetico e bizzarro, lontanissimo dall'impegno politico di OK Computer. Dopo un ascolto così destabilizzante ed affascinante, l'ascoltatore non ha il tempo di respirare; la title-track va ancora più a fondo: un carillon sintetico, una batteria elettronica, una voce completamente effettata e robotica. L'effetto semi-ambientale delle musiche unito alla perizia musicale dei componenti del gruppo regala emozioni incontrollate. Ora è assodato: il rock è imploso, lasciando posto ai suoni del futuro. Il processo di distruzione sonora viene completato da The national anthem, un'ordalia di 5 minuti che parte con un basso pulsante e distorto inseguito da una batteria preziosa per finire in un tripudio di ottoni, Ondes Martenot e chitarre ululanti. Basterebbe questo per fare la storia.
La successiva How to disappear completely (altro cavallo di battaglia della band) riporta l'ascoltatore spiazzato in territori a lui più consueti: compare una chitarra acustica, una voce in pulito che declama una dolce ballata. Il testo è una sorta di mantra che Yorke si ripeteva per andare avanti nelle massacranti tournér mondiali: "Io non sono qui/Questo non sta succedendo davvero". Il basso è sinuoso e indimenticabile, e la canzone lascia spazio ad alcuni spunti rumoristici: ogni elemento della struttura sottostà alla presenza soave degli archi.
La quiete viene del tutto ripristinata con Treefingers, brano strumentale ed inevitabilmente ambient. Due sintetizzatori dilatati ed una chitarra manipolata elettronicamente chiudono la prima metà del disco.

Si riparte recuperando alcune tendenze tipiche di OK Computer: in Optimistic si torna al sound a tre chitarre e al tipico cantato sghembo ma sostenuto di Thom Yorke. Il pezzo ha un arrangiamento magnifico, ogni suono si lega perfettamente nell'armonia del brano senza rubare spazi. Un vero gioiello molto difficile da collocare con precisione. In limbo vede ancora due chitarre protagoniste, stavolta affiancate da un bellissimo riff di tastiera onnipresente nella canzone. La voce conduce in spazi sognanti, e il tutto sfocia in una trance strumentale. Torna l'elettronica più massiccia in Idioteque; qui i Radiohead hanno rubato dalla techno la presenza di percussioni sintetiche serrate e di  ritmi molto sostenuti e fuso questi elementi al loro sound unico ed inconfondibile. Questo brano è ancora tra i momenti culminanti dei live della band: una danza che fonde disco e sperimentazione, il capolavoro nel capolavoro. Morning bell torna a fondere la tastiera elettronica alle due chitarre: un giro di basso favoloso che sottolinea il sintetizzatore, una performance vocale notevole, e due chitarre ritorte che si avvolgono l'un l'altra creando tensione senza mai esplodere. È di nuovo calma con la conclusiva Motion picture soundtrack, una canzone incentrata sulla voce e la tastiera di Yorke ed impreziosita da accenni di orchestra: davvero come in un film.

Kid A è un capolavoro indiscusso che dopo mille ascolti cela ancora misteri e passaggi difficili da interpretare razionalmente. Un album che rappresenta due rivoluzioni, una nel sound dei Radiohead, e una nella scena musicale di inizio millennio. Un cambio di rotta audace, una sfida di pura innovazione che riscrive i canoni della musica rock (e non solo) completando un processo di cambiamenti che era cominciato dalla seconda metà degli anni '90. In sostanza, un gruppo al top del suo successo e della sua creatività ci ha regalato un lavoro che resterà scolpito nel firmamento della musica per sempre. 
Tabula Rasa 2000 si chiude qui: abbiamo tracciato la mappa della musica degli anni 2000, ora sta a voi provare ad ascoltare questi quattro dischi fondamentali.

Torneremo a parlare dei Radiohead a giugno: vi racconteremo la data a Firenze del gruppo britannico.
Stay tuned!

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