TABULA RASA 2000, pt. 1: SPIRITI DAL MARYLAND
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| La copertina di Spirit they're gone, Spirit they've vanished |
Comincia oggi una serie di quattro articoli incentrati su quegli album epocali datati anno 2000 che hanno rappresentato dei nuovi punti di partenza per la musica rock e non solo: alcune pietre miliari, insomma, che hanno gettato le basi del linguaggio musicale del nuovo millennio.
La prima tappa di questa rubrica ci porta nel Maryland, USA: gli atipici Animal Collective (allora chiamati ancora Avey Tare and Panda Bear) pubblicano il loro primo album, Spirit they're gone, Spirit they've vanished, proponendo un'originalissima miscela di neopsichedelia, folk, ed elettronica sperimentale. Il duo originario di Baltimore rilancia la tradizione americana di musica psichedelica (Avey Tare è un grandissimo fan dei Grateful Dead) recuperando atmosfere folk che rimandano alla natura, ai boschi, allo "spirito vitalistico che l'America ha ormai smarrito". Perché, dunque, considerare un lavoro del genere una novità e non un revival? Perché gli Animal Collective introducono nel loro disco d'esordio un uso tutto nuovo del sintetizzatore, un uso rumoroso, straniante e asciutto (un elemento che i Radiohead renderanno il perno del loro sound pochi mesi più avanti, raffinandolo secondo il loro stile): ecco il segnale di un rinnovamento musicale all'alba del nuovo millennio.
Gli Animal Collective ci dimostrano subito il loro intento dalla prima traccia: Spirit they've vanished è caratterizzata da un perenne ronzio elettronico, una sorta di mantra sonoro, su cui Avey Tare intona una nenia davvero efficace. Si tratta di una vera e proprio sfida all'ascolto: il pezzo può infastidire in alcuni tratti, ma al contempo sa rapire a pieno la mente con ogni sua nota. E non è tutto, anzi è solo un assaggio. Perché la terza traccia senza titolo (non veniva nemmeno riportata nelle tracklist della prima edizione del CD) è puramente distruttiva; ecco la rilevanza di quest'opera in relazione all'anno 2000. Dopo cinquant'anni di musica (rock, pop, elettronica o cosa vi pare), rinnovare uno stile diviene impossibile senza imitare: ergo, bisogna rifondarlo demolendolo. In (Untitled) il ronzio elettronico diviene pura distorsione accompagnata da campane cristalline ma anche afasiche, il tutto ripetuto costantemente per 3 minuti. Il divertirsi coi suoni diventa pura sperimentazione e genera un risultato del tutto nuovo ed appassionatamente intraprendente.
Con due autentiche bombe del genere nella tracklist, è inevitabile che l'atmosfera generale del disco si stemperi nei suoi altri episodi: Spirit they're gone... lascia spazio a una psichedelia giocosa e sognante. L'album va avanti tra batterie sornione, bassi danzanti, tastiere leggere e catchy e melodie cantate dai toni puerili della voce di Avey Tare. Densa di suggestioni, l'opera d'esordio degli Animal Collective resta un efficace mix capace di indurre il pubblico verso soffici trance lisergiche scaturite dal processo creativo della band: recuperare vecchie tendenze americane ormai poco valorizzate e reinventarle secondo il proprio stile per approdare all'originalità e all'innovazione pura.
Alla sua uscita, il disco ha accumulato ben pochi proseliti in termini di vendite, è vero, ma è innegabile la sua centralità come punto di partenza per la musica del nuovo millennio: il 2000 comincia ad agosto, con Spirit they're gone, spirit they've vanished.
La prossima meta di questa tabula rasa sarà nelle zone più gelide dell'Europa del nord, dove la musica scalda le anime infreddolite.
Gli Animal Collective ci dimostrano subito il loro intento dalla prima traccia: Spirit they've vanished è caratterizzata da un perenne ronzio elettronico, una sorta di mantra sonoro, su cui Avey Tare intona una nenia davvero efficace. Si tratta di una vera e proprio sfida all'ascolto: il pezzo può infastidire in alcuni tratti, ma al contempo sa rapire a pieno la mente con ogni sua nota. E non è tutto, anzi è solo un assaggio. Perché la terza traccia senza titolo (non veniva nemmeno riportata nelle tracklist della prima edizione del CD) è puramente distruttiva; ecco la rilevanza di quest'opera in relazione all'anno 2000. Dopo cinquant'anni di musica (rock, pop, elettronica o cosa vi pare), rinnovare uno stile diviene impossibile senza imitare: ergo, bisogna rifondarlo demolendolo. In (Untitled) il ronzio elettronico diviene pura distorsione accompagnata da campane cristalline ma anche afasiche, il tutto ripetuto costantemente per 3 minuti. Il divertirsi coi suoni diventa pura sperimentazione e genera un risultato del tutto nuovo ed appassionatamente intraprendente.
Con due autentiche bombe del genere nella tracklist, è inevitabile che l'atmosfera generale del disco si stemperi nei suoi altri episodi: Spirit they're gone... lascia spazio a una psichedelia giocosa e sognante. L'album va avanti tra batterie sornione, bassi danzanti, tastiere leggere e catchy e melodie cantate dai toni puerili della voce di Avey Tare. Densa di suggestioni, l'opera d'esordio degli Animal Collective resta un efficace mix capace di indurre il pubblico verso soffici trance lisergiche scaturite dal processo creativo della band: recuperare vecchie tendenze americane ormai poco valorizzate e reinventarle secondo il proprio stile per approdare all'originalità e all'innovazione pura.
Alla sua uscita, il disco ha accumulato ben pochi proseliti in termini di vendite, è vero, ma è innegabile la sua centralità come punto di partenza per la musica del nuovo millennio: il 2000 comincia ad agosto, con Spirit they're gone, spirit they've vanished.
La prossima meta di questa tabula rasa sarà nelle zone più gelide dell'Europa del nord, dove la musica scalda le anime infreddolite.

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