martedì 6 giugno 2017

GOMMA, un nome al quale ci dovremo abituare


fonte immagine: pagina facebook dei Gomma
Da parecchio tempo a questa parte, avevo smesso di seguire e addirittura di cercare gruppi o cantanti emergenti della scena italiana. Perché? Perché non lo so, nella maggior parte dei casi ascoltavo due canzoni e m'annoiavo già, rimanevo deluso, insomma. E ho continuato a seguire solo quegli artisti che già conoscevo da qualche tempo e che mi avevano convinto (su tutti Le Strisce o il Management del dolore post-operatorio), tralasciando l'ondata indie pop dell'ultimo anno e ascoltando più i Baustelle che i Cani, o Motta, o boh. L'eccezione sono stati i Gomma. Mesi fa li avevo scoperti, ascoltati distrattamente e quasi dimenticati. Ma una vocina insistente mi ha portato, nelle ultime settimane, ad ascoltare e riascoltare le loro canzoni. Ne ho tratto qualche conclusione, e mi trovo a scriverne.

I Gomma sono nati da circa un anno, non molto di più, e riscuotono già consensi che in un lasso di tempo del genere sono più che invidiabili, soprattutto sei fai rock e vivi in Italia. E soprattutto se l'età media del gruppo è di poco più alta dei vent'anni (Ilaria, la cantante, ne ha 18!). E ancora, soprattutto se l'unica uscita discografica della band dura 21 minuti. Un fenomeno impossibile da ignorare, insomma.
Il quartetto di Caserta (Ilaria alla voce, Giovanni alla chitarra, Matteo al basso e Paolo alla batteria), propone un mood coraggiosamente aspro e graffiante per la scena odierna, un mood sì rockettaro e casinista, ma permeato di un'introspezione in un certo modo malinconia, o per meglio dire, molto molto diretta: la avverti per forza, e capisci che fa la differenza.
Toska, il primo album (o EP, francamente non l'ho capito) dei Gomma pubblicato dalla V4V records, è un concentrato di arrangiamenti spontanei ma intelligenti, dal sapore quasi post-rock, emo-core e, perché no, vagamente psichedelico. Gli strumenti suonano con convinzione, catturano senza essere troppo elaborati, fanno il loro lavoro e penetrano qualsiasi difesa sonora senza che ce ne si accorga. Ilaria recita, urla, canta, in sostanza si esprime con dirompenza. E va a colpo sicuro, non la puoi ignorare. Ha anche i capelli rasati, che danno un aspetto punk alla sua aria da (esiste nel vocabolario?) frontwoman sbarazzina.
I Gomma spaccano già un po', questo è certo, ma in particolare promettono tanto. Hanno tutte le carte in regola per essere il gruppo rock italiano e giovane che manca all'Italia (o forse solo a me), e inoltre hanno già un certo successo, hanno destato parecchio interesse nel giro di un solo anno, e suonano tanto in giro. Pochi, giorni fa, sono stati al MI AMI festival di Milano, e sono tuttora impegnati in una serie di date estive.

Gomma è una realtà che non riesco ad immaginare se non in espansione e crescita, musicalmente e tutto il resto. Quindi sì, ascoltate le loro canzoni, teneteli d'occhio e abituatevi a sentire il loro nome.

La copertina di Toska

venerdì 2 giugno 2017

"SUPERUNKNOWN", L'ORACOLO DI CHRIS CORNELL



In occasione della recente scomparsa di Chris Cornell, abbiamo scelto di aprire questa rubrica sulla musica grunge con Superunknown dei Soundgarden, pur non essendo il primo ad essere stato pubblicato tra i quattro che tratteremo. Innanzi tutto, Superunknown rappresenta, a nostro avviso, una pietra miliare del rock tutto oltre che uno dei manifesti fondamentali del grunge.

Siamo nel 1994, e il movimento grunge è ormai diventato qualcosa di colossale; il disco viene pubblicato circa un mese prima della morte di Kurt Cobain (avvenimento che ha contornato il grunge di altra audience) e si presenta come un gioiellino dalle prime note di Let me drown: il brano immagina un ritorno al grembo materno come invocazione di morte. Il disco continua su questa linea con testi cupi e delicati i cui temi sono appunto la morte, il consumo di droghe, la solitudine, la vendetta e, triste presagio, la depressione e il suicidio. I testi,a detta di Cornell, sono ispirati dagli scritti di Sylvia Plath e costituiscono i temi chiave di quello che è il grunge, marciume e rabbia raccontati dalla forma d'arte della musica che ne addolcisce leggermente il sapore (anche se, letti con una diversa chiave e interpretazione, alludono anche alla vita). La title-track Superunknown si presenta come una moto che sfreccia su una strada rovente, ed è forse il brano più allegro ma non meno bello del disco, quasi una boccata d'ossigeno in un cocktail di oppressione e marciume. La traccia più famosa del disco è Black hole sun, che parla di un sogno, o se vogliamo di un vero e proprio trip (ed effettivamente, ascoltandola viene quasi spontaneo chiudere gli occhi e dare spazio alla più perversa immaginazione) al pari di Head down. Il brano The day I tried to live è invece un tentativo di uscire dalla depressione. E, forse non per pura coincidenza, in chiusura abbiamo il brano Like suicide, e non so quanto la mia tastiera di più possa dire, ma ascoltandolo e leggendo i testi sembra una vera e propria sintesi della vita di Chris, anticipata di 23 anni.

Musicalmente ,con Superunknown i Soundgarden si discostano dalle influenze iniziali: i riff sono più elaborati e onirici. Ogni pezzo ha qualcosa di sperimentale e pare che sia stato volutamente registrato in maniera rapida al fine di farne uscire un  lavoro spontaneo: in ogni brano si puoi sentire qualcosa che ricorda i Beatles, poi i Pink Floyd e da essi alla musica tipicamente orientale con un tocco di metal. I Soundgarden non sono stati gli unici a mischiare al grunge elementi di altri generi musicali e lo hanno reso un genere degno di un'accurata analisi anche tecnica.

In sintesi, un disco completo di psichedelia e potenza da ascoltare a tutti i costi insieme ai "cugini" Nevermind dei Nirvana, Ten dei Pearl Jam, Dirt degli Alice in Chains, e tanti altri di cui parleremo nelle prossime tappe di questa rubrica.

lunedì 29 maggio 2017

LIVE REPORT: Giovanni Lindo Ferretti in concerto, a cuor contento


foto di ElishC Photography
Sabato 27 maggio, due soli giorni fa, si è esibita all'Eremo club di Molfetta una figura centrale nella storia della musica del nostro paese: Giovanni Lindo Ferretti, ex-cantante dei CCCP, C.S.I. e P.G.R.
Dopo aver segnato indelebilmente la scena punk/new wave italiana negli anni '80, Ferretti ha continuato nei decenni la sua attività di musicista raggiungendo vette artistiche non indifferenti e sviluppando sempre di più la sua indistinguibile unicità. Il cantore, poeta, paroliere, sciamano o tutto quel che volete Ferretti, si dedica attualmente a girare l'Italia con il suo "A cuor contento tour" riproponendo brani storici di tutti i suoi gruppi passati e rendendo irrilevante la sua età di 63 anni.

Una di queste tappe, per l'appunto, ha riguardato la Puglia. Con lui sul palco dell'Eremo Ezio Bonicelli (violino, chitarra) e Luca Alfonso Rossi (chitarra). Avere aspettative sul come recepirai il concerto non è mai facile se si tratta di una vecchia leggenda vivente: ho atteso il suo ingresso in scena ignaro di cosa aspettarmi di preciso, ancora molto legato alla sua figura di storico frontman dei CCCP e totalmente disinteressato agli aspetti più recenti e tanto dibattuti della sua vita artistica e non. Volevo lasciar spazio all'arte pura, alla semplice musica? Può darsi, ora non ricordo. Ricordo solo che è ciò che ho ricevuto.
Ferretti, dopo decenni di esperienza nel mondo della musica e dopo una maturità anche travagliata, riesce ancora ad essere una figura forte, intensa. La voce sembra non esserglisi incrinata minimamente, il suo indistinguibile timbro viene fuori intatto da quel torace così magro e stretto. Riesce ancora ad inserire discorsi o divagazioni mirate e liriche nelle sue esibizioni in maniera infallibile, conserva ancora il magnetismo ed il fascino che solo lui ha saputo trasmettere nella sua carriera. Davvero a cuor contento (lui, io ed il pubblico tutto), ma ancor prima a spirito intenso.
In circa due ore di show, Ferretti ha recitato, cantato, declamato con carisma ed autorevolezza più di 20 brani. Lo spettacolo si è incentrato su un approccio piuttosto raffinato e meditativo, col violino che regalava assoli fantastici e Ferretti che conservava la sua calma impassibile senza quasi mai tirar fuori le mani dalle tasche dei pantaloni, per poi cedere ad incursioni più movimentate sulle note dei grandi cavalli da battaglia degli anni '80 e '90. Sono state indimenticabili Amandoti, Oh! Battagliero, Polvere, Cupe vampe, Occidente, come anche un accenno di Bella ciao.
Ma i momenti clou ed esplosivi della serata sono stati quelli riguardanti Mi ami? (un pezzo simbolo qui stravolto nell'arrangiamento), l'evergreen Curami, la rockettara ed orecchiabile Per me lo so, e la catarsi finale di Emilia paranoica (un pezzo che dopo trent'anni sa essere ancora un inaspettato pugno allo stomaco) e Spara Jurij. Un regalo incomparabile, quasi a poter rivivere i momenti che hanno segnato la storia della nostra musica.

Dare pareri, fare bilanci per un concerto del genere è impossibile: non si può giudicare la leggenda. Giovanni Lindo Ferretti resta una figura imprescindibile per la musica italiana, per chi vuole ascoltarla e per chi vuole farla. Un approccio sempre vero, sincero, pronto a mettere l'arte e la poesia davanti a tutto. Perché sì, avere un'identità artistica sostenuta da degli ideali veri non è affatto facile o usuale oggi.
In sostanza, tante emozioni in una performance davvero difficile da metabolizzare o raccontare: non immagino la confusione nel leggere esternamente uno scritto casuale come questo. Vi ho ingannati nel definirlo un live report, non è neanche lontanamente un live report.

Grazie a Giovanni Ferretti per essere stato capace di farmi sentire così piccolo, ma al contempo così grande.


venerdì 26 maggio 2017

MEDIMEX 2017, un'edizione davvero "special"



Il manifesto ufficiale dell'evento
Il festival targato Puglia Sounds sta per tornare: Medimex 2017 avrà luogo dall'8 all'11 giugno a Bari. Quest'anno ne vedremo davvero delle belle: tra concerti, conferenze, progetti formativi, contest e mostre esclusive, il capoluogo del tacco tricolore diverrà (nei giorni della manifestazione) un vero e proprio ricettacolo d'arte, cultura e musica. Un attentato al cuore di un giovane appassionato come me, ma andiamo con ordine.

Davvero encomiabile la scelta di organizzare numerosi convegni, corsi, e concorsi formativi dedicati a talenti emergenti e a giovani che aspirano a lavorare nel mondo della musica (a cui parteciperanno anche i nostri amici G.O.A.T.). Si svolgeranno incontri sulla produzione musicale, sul videomaking, sulla scrittura dei testi delle canzoni, e tantissimo altro. La ciliegina sulla torta, il santo Graal per gli artisti novelli, è la possibilità di incontrare due produttori della Sony (sì, SONY) al termine di una selezione tra i partecipanti.
Verranno decretati i vincitori del Rec'n'Play contest, vari musicisti si esibiranno per le strade, si potrà partecipare al Bee-Geek (evento collaterale al festival dove si esibirà il gruppo metal Nanowar of Steel), e sarà allestita un mostra fotografica esclusiva al Castello Svevo: "David Bowie & Masayoshi Sukita: Heroes- 40° anniversario" esporrà gli scatti inediti della sessione fotografica svoltasi a Tokyo nel 1977 del Duca Bianco immortalato dall'artista giapponese Sukita.

E i concerti? Qui ce n'è davvero per tutti. Tra Piazza Prefettura, Largo Giannella e il Teatro Petruzzelli, si esibiranno in tre giorni tantissimi artisti (e non mancano i nomi davvero altisonanti). Dalla scena rap italiana Salmo, Gemitaiz, Madman. La cantante r'n'b Solange farà la sua unica tappa italiana proprio al Medimex, e in una sola serata si esibiranno Tricky (icona del trip-hop anni '90) e, dopo più di vent'anni di assenza dalle scene, gli Slowdive. Le leggende dello shoegaze inglese suoneranno in esclusiva in vista del loro prossimo album. La serata sarà ad ingresso gratuito, così come quella che avrà come grande ospite (udite, udite!) Iggy Pop. Saputo questo, sono letteralmente svenuto. Iggy Pop, gratis, a Bari. Sotto casa. A solo un'ora di regionale.

Sì, il Medimex 2017 sarà un'edition davvero special. Un regalo per tutti, dagli appassionati agli aspiranti musicisti. Il vero evento dell'estate non sarà un festival discotecaro d'agosto con la sabbia e le palme come palco, ma avrà luogo a giugno: è il Medimex di Bari.

Iggy pop
fonte immagine: impattosonoro.it

mercoledì 24 maggio 2017

MOGWAI: a settembre il nuovo album


Il chitarrista del gruppo Stuart Braitwhite dal vivo
fonte immagine: pitchfork.com
Le leggende del post-rock scozzese sono finalmente tornate. Con la diffusione del singolo Coolverine (il 14 maggio), i Mogwai hanno annunciato la pubblicazione del loro decimo album in studio in autunno: dall'1 settembre, sarà disponibile Every country's sun (già pre-ordinabile online).

Da amatore della produzione storica dei Mogwai negli anni '90, il mio interesse si è risvegliato ed ho ascoltato il pezzo. Bello come sempre, l'ormai ben forgiato sound dei musicisti di Glasgow non può deludere: magari non infervora più come un tempo, ma resta sempre un'ottima dimostrazione di come si fa e si suona la musica. I sei minuti strumentati del singolo Coolverine sono un crescendo di chitarre, basso e batteria contornate da qualche effetto sonoro e da accenni di tastiera in sottofondo. L'intro e l'outro sono entrambi affidati all'elettronica.

La locandina promozionale ufficiale per le date italiane della band
E dunque sì, a un anno dall'ultima pubblicazione (Atomic, la rielaborazione della colonna sonora composta dalla band per l'omonimo documentario di Mark Cousins), i Mogwai sono davvero tornati: sono già state annunciate le date del tour promozionale dell'imminente nuovo album, e in autunno toccherà anche all'Italia.
I Mogwai suoneranno per tre date consecutive nella nostra penisola: il 27 ottobre al Fabrique di Milano, il 28 all'Atlantico di Roma e il 29 all'Estragon di Bologna.

È superfluo dire che il Musichiere sarà presente a Roma: i Mogwai sono imprescindibili ed imperdibili per lo scrivente. Non resta che pompare ad alto volume la pietra miliare Young team in attesa della loro venuta.

Potete ascoltare qui il nuovo singolo dei Mogwai Coolverine:
https://www.youtube.com/watch?v=Cu1UVzJYfao

Every country's sun, prossimo album in uscita dei Mogwai
fonte immagine: pagina facebook ufficiale del gruppo

lunedì 22 maggio 2017

OK COMPUTER: il ventesimo anniversario dell'album chiave dei Radiohead


fonte immagine: sito web ufficiale dei Radiohead

Ieri, 21 maggio 2017, ha compiuto 20 anni uno degli album più importanti degli anni '90 e del rock tutto. Il 21 maggio 1997 (in anteprima per il Giappone) veniva pubblicato il terzo album dei Radiohead: OK Computer. Un disco chiave nella storia della band, che inizia qui a maturare mettendo in piedi un rock più significativo del britpop che emergeva spesso nei precedenti lavori, e che raggiunge un successo mondiale grazie a cui  può tuttora annoverarsi nell'olimpo dei discendenti di Chuck Berry.
OK Computer, pur non essendo un lavoro poi così sperimentale o particolarmente strutturata, resta un'opera affascinante e non del tutto collocabile. C'è chi si è addirittura spinto a definirlo un disco post-rock: per me è un alternative che si supera e si lascia ispirare da generi esterni (che siano il pop o l'avant-garde). Non solo il disco dell'affermazione musicale, ma anche quello dell'accesso alle top ten: da OK Computer provengono brani arcinoti, tra cui spicca l'intramontabile gioiello pop che è No surprises.
Un successo che ha portato fortuna alla band anche artisticamente: senza averlo ottenuto, i Radiohead non avrebbero mai potuto scegliere di rifiutarlo per generare un capolavoro di innovazione come Kid A (quarto album della band pubblicato nel 2000).

La copertina di OK Computer
Per evitare che io divaghi, parliamo delle singole canzoni che compongono OK Computer. La prima è Airbag, la mia preferita: un muro di tre chitarre arrangiate in maniera a dir poco meticolosa ed efficace, contornato dalla solita voce cantilenante di Thom Yorke e da una sezione ritmica che gioca a palla lanciandosi ritmi e sospensioni. Un'autentica bomba seguita da Paranoid android, brano simbolo degli oxfordiani: sicuramente il capolavoro indiscusso della tracklist; quattro movimenti (scanditi dal passaggio dall'acustico all'elettrico e collegati da fantastiche incursioni di basso e tastiera) permeati dal tipico mood malinconico ma al contempo trascinante dei Radiohead e che fungono per il quintetto britannico da lasciapassare nel mondo dei grandi musicisti.
La ballata elettrica Subterranean homesick alien è un tripudio di chitarre e tastiera su cui spicca una performance vocale indimenticabile di Yorke. Exit music (for a film) è ciò che dice il titolo: la canzone è il sottofondo dei titoli di coda del film "Romeo + Giulietta" girato da Baz Luhrmann. Alla ballata triste e tragica segue Let down: anche qui trionfa la bellezza degli arrangiamenti caratteristica del disco ed il polistrumentismo dei membri del gruppo. A seguire il famoso singolo Karma police, un gran pezzo pop a base di pianoforte e chitarra acustica. Il folle intermezzo Fitter happier funge da introduzione al pezzo più rockettaro e rumoroso dell'intero repertorio del gruppo: Electioneering, impreziosita da un testo di protesta che si scaglia contro le campagne elettorali e i trucchi della politica. La malinconia catchy di Climbing up the walls lascia posto al pezzo più famoso di cui sopra, No surprises, un indimenticabile trionfo melodico e intimista. Concludono Lucky, altra grande canzone a base di chitarre elettriche e Tourist, una rallentata espressione dei disagi dell'ansioso.

OKNOTOK, l'edizione speciale dei vent'anni del disco, uscirà il 23 giugno e conterrà otto b-sides mai distribuiti. Il cofanetto espanso sarà invece pubblicato a luglio.

Uno scatto della band nel periodo di OK Computer

sabato 20 maggio 2017

G.O.A.T., l'intervista esclusiva



La copertina di G.O.A.T.

G.O.A.T., un gruppo musicale di Barletta attivo da circa un anno che ha da poco pubblicato il suo album omonimo. Né band, né crew, G.O.A.T. è un agglomerato di artisti con esperienze e gusti molto variegati che amano sperimentare insieme, infrangere le barriere tra generi, e produrre musica originale. Loro sono Massimo Caputo alias Maks, Felice Carbonara alias Squiscio, Mirko Dicuonzo alias M Liar, Dario Lattanzio alias McTower, Martina Patella alias Lamà, Ruggiero Rizzi alias Ruja, Michele Santo alias Jeeno e Simona Santoro alias Runa. Producers di musica hip hop come Maks e M Liar, lyric-makers come Ruja (che ha vinto con Simona un contest lanciato da Murubutu, il quale distribuisce due loro racconti nei suoi concerti), rapper con dieci anni di esperienza come McTower o Squiscio, un chitarrista rock come Jeeno, vocalist femminili come Simona e Martina. Tutto questo, è G.O.A.T. Con un pizzico di esoterismo qua e là.

Prima fila partendo dall'alto, da sinistra verso destra: McTower, Squiscio, Ruja e M Liar
Seconda fila: Runa; terza fila: Lamà


Come sono nati i G.O.A.T.?

In realtà, è come se i G.O.A.T. fossero sempre esistiti. C'è una sorta di "legame ancestrale" tra noi: molti dei membri si sono conosciuti in tenera età, alcune delle nostre famiglie avevano dei legami; altri avevano litigato tra loro in passato trovandosi in fazioni opposte. Le nostre strade si sono sempre incrociate. Un giorno, poi, il dio-capra (l'entità esoterica dietro tutto ciò che riguarda i G.O.A.T.) ci ha fatti diventare un gruppo musicale. E possiamo svelarlo, ognuno di noi ha sul corpo una voglia a forma di capra.
Scherzi a parte, la realtà dei fatti è che abbiamo appreso di questi incontri passati solo in seguito e che ognuno di noi veniva da esperienze individuali differenti o aveva collaborato con altri membri del gruppo in progetti precedenti. Tra noi c'è chi vanta almeno un decennio di gavetta nella scena rap locale: M Liar aveva già collaborato con Ruja nei Liar per poi entrare nei South Station (di cui fa parte tuttora con McTower), mentre Jeeno e Squiscio suonano assieme da sempre. Il progetto G.O.A.T. è nato dopo che Jeeno e Maks hanno cominciato a lavorare insieme su un pezzo e hanno "reclutato" gli altri membri. Nasce così, nella soffitta di casa della nonna di Jeeno, il pezzo drum and bass che diventerà poi Rain of pain, la terza traccia del nostro disco. 


Una domanda che vogliamo porvi da tanto: da dove deriva il vostro nome? Il puntato suggerisce un acronimo: svelateci l'arcano.

G.O.A.T. deriva da un nostro personalissimo svarione musicale su capre con fucili a pompa che sono poi diventate simbolo del gruppo. L'acronimo significa qualcosa di diverso per ognuno di noi: per McTower è Gandalf On Acid Twerking, per Jeeno God On A Table, Simona dice Gino On A Trip e M Liar Gollum On A Teen, e via dicendo.


Parlateci del vostro stile musicale, e di come sia influenzato dal fatto che ognuno di voi abbia background musicali completamente diversi.

Come abbiamo detto, più che un gruppo ci definiamo un agglomerato di artisti unitosi nel nome della sperimentazione musicale. Perciò, il disco è molto diversificato e non suona mai ripetitivo: tutti noi abbiamo un diverso stile e un bagaglio di conoscenze individuali. Può essere rischioso o difficile riunire diverse tendenze e generi sotto lo stesso tetto, ma parlando con la gente ci siamo resi conto che questa diversità, questa unicità, è un'arma vincente: aumenta il target d'ascolto e riesci ad arrivare a più persone senza porti barriere. E soprattutto, non annoi mai il pubblico! Ѐ impossibile non ottenere un prodotto finale così vario se i compositori dei singoli brani hanno ispirazioni molto diverse tra loro: c'è il rock, il pop, vari generi di elettronica, perfino la letteratura. Il rap è solo il nostro linguaggio di partenza.
Questo aspetto dà molti più spazi ed agganci nei confronti del pubblico, ma è anche vero che abbiamo fatto le cose a modo nostro. Completamente. La musica dei G.O.A.T. deve in primis piacere a noi, dev'essere qualcosa che ascolteremmo con gusto. La voglia e la necessità di far confluire le nostre varie influenze ci hanno inevitabilmente allontanati dalle tendenze del momento. Non le discriminiamo, semplicemente nel corso di questo lavoro non ci hanno interessato: anche se dovessimo seguirle, lo faremmo comunque a modo nostro. Ci piace poter fare ciò che ci passa per la testa, amiamo sperimentare e odiamo il "piattume". Per questo, dietro i nostri pezzi c'è quasi sempre un concept: cerchiamo di strutturarli e finalizzarli con attenzione. Ogni canzone deve avere dei contenuti; la riteniamo una condizione necessaria.


Individuiamo nello specifico le vostre influenze ed ispirazioni nelle tracce del disco.

Potremmo dire che i più grandi genitori dei G.O.A.T. sono i Gorillaz, l'ispirazione più comune tra i membri. Musicalmente c'è tantissima roba: il rap rock e il nu metal di INCom, la drum and bass alla Pendulum e il rock alla Tom Morello di Rain of pain, il progressive di Blue Electric Shadow, l'aggressività hardcore in Dio denaro, una tendenza pop con le voci femminile sintetiche in Krokodile tears e il chillout rilassante e arioso della conclusiva Sun-Day che stempera i toni movimentati e incazzati dell'album. A livello compositivo, molti brani si sono quasi fatti da soli, incastrando alla perfezione idee frammentate e spontanee dei vari membri del gruppo, altri invece hanno richiesto una gestazione più lunga (Blue Electric Shadow ha richiesto due mesi di tempo per venire alla luce nel suo aspetto finale).
Per quanto riguarda i testi, tutti hanno contenuti importanti. In alcuni casi più sulla critica sociale, in altri più sull'introspezione personale. C'è la dipendenza dalle droghe, l'amore per l'arte e la scrittura, il conscious alla Rancore. In due casi ci siamo anche ispirati alla letteratura (Edgar Allan Poe in L'uomo della folla e David Grossman in Che tu sia per me il coltello). INCom gioca invece con le parole (tecnica tipica di McTower, usata anche nel suo terzo album in uscita, -sion.): INCompatibile, INCompleto, INCompreso e IN Compenso; la frase finale del testo è "Abbiamo appena INCominciato".


Quali sono i vostri progetti futuri?

Quello più imminente è la pubblicazione di alcuni video musicali dei nostri pezzi. A livello compositivo, ogni membro dei G.O.A.T. farà uscire un EP di cinque brani: da ciascun EP verrà presa una traccia che farà parte della tracklist di un altro EP a nome del gruppo. In quanto a esibizioni live, siamo reduci dalla partecipazione all'Open Music Night organizzata dal Bebop (ringraziamo Alex Bee-Folk'Oh, che ci ha aiutato ad avere spazio nell'evento e che ci supporta sempre a livello organizzativo e morale) e dalla Giornata dell'arte di Strada organizzata dall'Uds Barletta. Con queste prime esibizioni abbiamo avuto vari contatti ed opportunità, e possiamo dire di essere pronti per le prossime esibizioni nei locali. La più imminente sarà al Le Ture, dove si terrà un evento dedicato esclusivamente agli artisti emergenti che propongono inediti. Nel frattempo, dopo aver venduto le prime copie dell'album e aver avuto i primi riscontri positivi del pubblico, continuiamo a far girare il nostro disco. Possiamo dirlo? Tutto promette bene.


Potete ascoltare qui "G.O.A.T.", il primo album del gruppo:
https://goatproduction.bandcamp.com/album/g-o-a-t