REGGAE NATIONAL TICKETS
Quasi tutti conoscete, anche solo per nome, Alborosie, cantante reggae italiano residente in Giamaica che ha riscosso da anni una grande popolarità mondiale: chi di voi non ha mai ballato Kingston town in un qualsiasi dj set dancehall o reggaeton estivo o non ricorda la hit in collaborazione con Caparezza, Legalize the premier? Il siciliano Puppa Albo (all'anagrafe Alberto D'Ascola), bianco in terra nera, temerario che si è trasferito nella patria del reggae, nel territorio dove la concorrenza di questo genere è più elevata, è riuscito a vincere nel 2011 il premio come miglior artista di black music. Un bianco, per l'appunto. Ma prima di essere Alborosie, il nostro ha avuto un'altra identità musicale, operando proprio nella nostra penisola sotto lo pseudonimo di Stena, come cantante di una band tra le più particolari ed originali ma anche snobbate e sconosciute della nostra storia musicale: i Reggae National Tickets.
La star mondiale che ha ora un'immagine da gangster con lunghissimi dreadlocks, anelli d'oro, tatuaggi ed un timbro vocale ragga basso e raschiato era un tempo un ragazzino gracile dai capelli ricci spettinati che non disdegnava gli acuti, scriveva testi in italiano o addirittura in dialetto bergamasco (i Reggae National Tickets erano di stanza proprio a Bergamo) ed era il frontman di un atipico gruppo reggae che provava a vivere il sogno rasta anche qui in Italia. A soli 19 anni arriva il primo album, Squali, di certo il miglior episodio della breve storia del gruppo: in cinque anni ed altrettanti dischi (1996-2000), i Reggae National Tickets sono passati da locali minuscoli della loro provincia alla Giamaica, dalle autoproduzioni alle collaborazioni con artisti del calibro di Aston "Family Man" Barrett (storico bassista di Bob Marley & the Wailers!), sino ad essere ambasciatori italiani del Reggae Sunsplash, il più grande festival mondiale di musica reggae. Ciononostante, a breve arrivò lo scioglimento, il cambio di muta di Stena in Alborosie e la sua carriera solista nella patria del reggae nero. Ma perché è importante conoscere i Reggae National Tickets? Per la loro levatura artistica. Partiamo dal sound: vintage e roots al punto giusto secondo la miglior tradizione del reggae suonato, ma allo stesso tempo ricco di contaminazioni dub, soul, ragga, e toni elettronici dal sapore esotico ed ipnotizzante. Una perla unica, insomma, un vanto per la musica alternativa italiana. Ed i testi? Stena propone una visione rinnovata della spiritualità lirica della musica reggae, raccontando i suoi sogni, le sue visioni, la sua città, il suo piccolo grande mondo. La sua ambizione non si limitava a voler fotografare uno spaccato sociale per trarne messaggi universali inerenti alla filosofia rasta proponendone una versione originale e rinnovata, ma arrivava al creare parole nuove. Con slang e fusioni di termini diversi, Stena (o Alborosie che dir si voglia) cercava di plasmare una sua grammatica testuale, rifacendosi al venerato Peter Tosh (guru del reggae contemporaneo a Bob Marley).
I Reggae National Tickets sono un concentrato di spiritualità, atmosfere esotiche e sognanti, e rivalsa sociale. Tentano di gettare le basi di un nuovo reggae italiano, dando un'identità ben precisa a questo genere così poco diffuso in Italia (allora più di oggi). Squali, il loro esordio, resta uno dei dischi reggae più belli in assoluto, capace di emozionare l'ascoltatore, regalargli musiche originali e contaminate e trasmettere un messaggio nuovo e sincero. Cosa poteva frenare questo gruppo dall'entrare nell'olimpo della musica? La sua terra. L'Italia è capace di sfornare artisti di questo calibro e di ignorarli, condannandoli all'oblio e all'emigrazione e di accettarne solo la versione più commerciale ed annacquata. Che questo gruppo sia praticamente sconosciuto e che i suoi dischi siano introvabili è più di un'ingiustizia bella e buona: è uno spregiudicato atto criminale.


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