OCCIDENTALI'S KARMA
L'ultimo volto del blasonato "Festival della canzone(tta) italiana" è elettropop: Francesco Gabbani ha vinto Sanremo, e le sue armi sono state un titolo catchy e vagamente indie, una sfliza di maglioncini colorati al posto dell'abito, ed una scimmia nuda ballerina al suo fianco (per l'Ariston una rivoluzione artistica e trasgressiva impareggiabile!). Gabbani ha proposto un approccio inedito per il festival ed ha avuto la fortuna di centrare l'obiettivo, rubacchiando e strizzando l'occhio a quella fetta del panorama indie italiano che è più mainstream che altro (principalmente nel testo, che ho trovato di una vuotezza assurda): anglofonie, riferimenti al mondo del web, un video frizzante, un abbigliamento estroso, cose così insomma.
Una proposta del genere non può che lasciarmi perlopiù indifferente: sono cose già viste insomma e neanche poi così affascinanti, ma credo che per il pubblico di Sanremo, o più in generale per la massa italiana che guarda tv (e che dunque non comprende solo persone giovani), Occidentali's karma debba sembrare un po' come l'avanguardia, l'ultima novità, il nuovo approccio giovanile della canzone pop italiana. Bisogna essere onesti, sicuramente è stata una mossa intelligente e furba, forse una necessità vera e propria dopo la vittoria de Il volo (al cui confronto è giovane perfino Al Bano), ma d'altronde non rappresenta nulla. Nulla di nuovo, nulla di autentico: non è Gabbani che rappresenta la novità, né quella giovine Italia composta dalla schiera di rocker o più in genere di ragazzi legati alla musica come arte (anche se questa schiera in realtà non credo sia rappresentata da nessuno ora come ora). Può essere un danno, un qualcosa di fuorviante? Forse, ma ne dubito, dato che c'è ancora da vedere se la fama di Gabbani andrà oltre il breve periodo della vittoria post-festival.
O magari bisogna essere felici e vedere Occidentali's karma come una vera ventata di rinnovamento nella musica leggera italiana, sperare che sia l'inizio di una certa apertura verso realtà più nuove grazie alla sua simpatia e leggerezza? Macché. La canzone avrà una cornice diversa dalle precedenti vincitrici, ma la sostanza è la stessa. Ballabile in ogni suo angolo più recondito, ritornello sparato cinque, dieci o non so quante volte in meno di 4 minuti di canzone, la solita ricetta da tormentone estivo, niente di più. Niente.
Sanremo continua a celebrare la vacuità, il prodotto vendibile, la stasi musicale.
Nemmeno l'ombra di un minimo d'evoluzione, da cinquant'anni forse: il pubblico medio del nostro paese, così come quest'ingombrante e sempiterno show televisivo dall'immane durata di cinque giorni rappresenta un'ostacolo, un freno, un vero e proprio giogo imposto sulla crescita artistica e musicale dell'Italia stessa, un impedimento per la credibilità e l'esportabilità della nostra scena suonata.
Quando c'è di mezzo Sanremo (o qualsiasi talent) si parla di tv, soldi, audience e apparenza, di certo non di musica: è questo che purtroppo non è ancora chiaro per tutti.

Nessun commento:
Posta un commento