RECENSIONE: "L'AMORE E LA VIOLENZA" DEI BAUSTELLE
Dopo quattro anni, i Baustelle sono tornati con il loro settimo album in studio L'amore e la violenza, pubblicato il 13 gennaio. Il trio composto da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini ha definito questo lavoro come "oscenamente pop", laddove è lecito dire che la band stessa è sempre stata, in fin dei conti, pop. Dopo le suite orchestrali del precedente disco Fantasma (2013), il gruppo di Montepulciano ha scelto di rinfrescare le proprie sonorità conferendogli una veste quasi disco: elettronica massiccia, testi a metà tra l'accattivante e il poetico, ritornelli catchy e melodie spregiudicate sono gli ingredienti del pop d'autore che ci viene mostrato nelle 12 tracce. L'amore e la violenza è un album che nel complesso funziona, e personalmente è quello che preferisco tra la discografia della band dopo il folgorante esordio di Sussidiario illustrato della giovinezza (di cui posso sinceramente definirmi fan): è una conferma del bello stile dei Baustelle, un gruppo che nonostante i suoi cali di qualità rimane affascinante ed importante per la nostra scena musicale conservando la sua perizia e la sua bravura.
Il disco si apre con la breve intro strumentale di Love, interamente fatta di mellotron a imitazione di un'ouverture orchestrale; segue Il vangelo di Giovanni, che sembra una canzone di Battiato e da cui emerge un importante aspetto delle liriche dell'album, che accostano riferimenti all'attualità (la Siria, lo jihadismo) a momenti di introspezione poetica, con l'onnipresente ritornello easy-listening: analogo il discorso per Betty, la quarta traccia. Amanda Lear (già singolo apripista del disco) è un pop elettronico con massiccio uso di sintetizzatori, una love song che sfrutta nel ritornello il nome della famosa attrice (e non solo) per questioni di metrica e di orecchiabilità: forse una furbata, ma pur sempre ricca di stile e qualità musicale. Sono evidenti varie ispirazioni all'elettronica più prettamente "classica" (forse agli stessi Kraftwerk): basti pensare alla coda di Basso e batteria, ricca di voci robotiche e all'algida introduzione strumentale di Lepidoptera. Il lato più rock della band emerge nel riff di chitarra elettrica di Eurofestival, mentre Ragazzina è più marcatamente cantautorale. Sono autentici gioielli pop La musica sinfonica (in cui Rachele ci regala una bellissima performance vocale) e La vita. E' proprio da questi due pezzi che fuoriesce al meglio l'aspetto che più ho apprezzato dell'intero album, ossia lo spirito che si cela dietro ai testi: una caratteristica forse alimentata dalla recente paternità di Bianconi (l'ultima traccia è dedicata alla sua bambina di tre anni). Ciò che le liriche trasmettono è un senso di rinnovato amore per la vita ("Io non sono mai stato così tanto/schiavo del mondo e attaccato alla vita" recita Lepitoptera), un invito a prenderla per quello che è e a vivere il presente con serenità: la fusione tra questo spessore emotivo e la sfilza di melodie estremamente catchy è la ricetta che ha conquistato il mio ascolto e mi ha fatto apprezzare quest'ultimo lavoro dei Baustelle.
Possiamo dunque affermare due cose: il mio rinnovato amore per Francesco Bianconi come autore di canzoni e la mia futura stesura di un live report sulla data teatrale dei Baustelle al Petruzzelli di Bari ad aprile.
Possiamo dunque affermare due cose: il mio rinnovato amore per Francesco Bianconi come autore di canzoni e la mia futura stesura di un live report sulla data teatrale dei Baustelle al Petruzzelli di Bari ad aprile.

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